13 Maggio, 2008
Vabe’ dai.
A parte una mezza paresi per colpa della doppia anestesia, un po’ d’indolenzimento e una comprensibile incapacità di aprire la bocca più di quel po’, non è andata male. Non canto vittoria, ho paura di pagarla domani. Ma nonostante il grande fastidio fisico, senza trascurare quello psicologico di stare lì sotto quattro mani a pensare “Oddio senti che rumore che fa sto dente che si spaccaaaaaargh!!”, sto bene.
Ecco, purtroppo non diventerò la mia personale eroina come avevo detto, perché c’è stato un momento in cui m’è venuta una sudarella e un prillone che se non fermavo un attimo il chirurgo mi sa che sarei proprio partita per svenilandia .
Meno male che so divertirmi sempre. Mi son fatta di quelle risatine (trattenute, of course, sennò saichemmale) guardandomi parlare, bere e mangiare con la bocca tutta storta e la lingua penzoloni!! Per non parlare del momento in cui, stanca di tenere con la mano il ghiaccio appoggiato alla guancia (ehh, son delicatina io!… Dopo due ore!), me lo sono legata alla guancia. Finalmente quel… coso di Francesco Capucci o come diavolo si chiama ha acquisito un suo perché! Mia madre s’è sbellicata a guardarmi nella classica mise da denti doloranti!

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12 Maggio, 2008
Di seguito una conversazione-tipo fra me e mia madre. Risposta più che esauriente alla domanda: “Perché mia madre mi compra raramente qualcosa in mia assenza?”.
“Pronto?”
“Monia, qui al mercato ci son delle magliette… Tanto cariiiiine, te ne prendo una?”
“Uhm. Come sono?”
“A righe, con le maniche a palloncino. Son tanto belle!”
“Righe di che colore?”
“Ci sono di tre tipi: rosse e bianche, blu e bianche o viola e bianche.”
“Ma righe orizzontali o verticali? No perché se sono verticali sembra un grembiulino della scuola” (memore di quando da piccola dovevo portare quell’odiato grembiulino a righine azzurre e bianche. Ma si usa ancora a scuola?)
“No, no, orizzontali dai!”
“Maniche a palloncino eh?”
“Sì, un pochino arricciate…”
“Ma lo scollo com’è?”
“Tondo, ma basso.”
“Capito. Va bene, prendila. Rossa e bianca dai. O se non c’è, blu e bianca.”
“Ok! Ciao!”
“Ciao”
…
“Pronto!”
“Mammaaa!!”
“Eeeehh!!”
“Ma le righe sono sottili o grosse? Perché se son grosse poi sembro un gondoliere!”
“Mannò, sono sottili!”
“Ah bon, ok. Puoi prenderla!”
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12 Maggio, 2008

Bene.
Ho 25 anni, quasi 26.
Un’amica che ha in previsione in pratica un totale rifacimento di bocca (deve togliere 8 denti per “fare spazio”, mettersi l’apparecchio per sistemare i suoi denti da sempre accavallati).
Varie esperienze alle spalle di sedute sulla poltrona del dentista.
Eppure.
Domani finirà una volta per tutte l’odissea del mio dente del giudizio iniziata più o meno un anno fa con una prima terrificante settimana di dolore acutissimo, poi seguita da vari mesi di dolorini vaevieni. Domani, “via il dente, via il dolore“, letteralmente. Solo che “via il dolore” in un certo senso significa anche “via al dolore”, cioè prontipartenzavia, il dolore è partito. Per un paio di giorni suppongo che mi dovrò imbottire di antinfiammatori (proprio io), mi toccherà dormire sulla guancia sinistra (proprio io!), e parlerò il minimo indispensabile (proprio IO!!).
Vabe’, pensiamo che poi starò bene e non sentirò più niente. Pensiamo pure che starò soquanto tempo pupille nelle pupille col mio dentista figo.
Sì ok.
Ma io penso anche che il dente è là in fondo, dovrò tenere la bocca spalancata per un numero infinito di minuti, ci dovranno mettere le mani lui, l’assistente e il chirurgo, mi dovranno tagliare la gengiva, estrarre il dente, ricucire…
Mon dieu, se non svengo sulla poltrona diventerò la mia personale eroina!

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9 Maggio, 2008
Faccio fare la pisciatina del dopocena al mio cane, sento che l’aria è tiepida e piacevolissima. Decido di restare fuori per un po’, finché farà buio, o finché non sopporterò più le zanzare.

(Chi si ricorda Sandy dai mille colori?)
Mi siedo, e sorrido guardando il giardino coloratissimo, benedetto dalle mani sante di mia madre, che non ha solo il pollice, ma tutte e dieci le dita verdi. E’ ricoperto di fiori, di ogni tipo e colore. I fiori io li associo ad un certo tipo di ricordi. D’infanzia, tutti. Mia madre ha piantato dei bocca di leone di splendidi colori: rosso scuro, sembrano di velluto, come le poltrone del teatro, e bianchi e gialli, di un giallo quasi fosforescente. Ne stacco uno, lo prendo in mano e lo schiaccio per far aprire e chiudere la bocca al leone, proprio come facevo da bambina, quando facevo ruggire i fiori.
Annuso il profumo delle viole, ed è così dolce e intenso che funziona da madeleine olfattiva e mi riporta a quando andavo a scuola, raccoglievo le viole dal mio giardino, ne facevo dei mazzetti e li portavo alla maestra, o a quando andavo in giro in bicicletta in campagna con mia madre, e ci fermavamo a raccoglierne mazzi enorrrrrmi dai bordi dei fossi.
Al pari delle viole, gli altri fiori che crescono in giardino profusamente, senza limiti né controllo sono ovviamente le margherite. Incontrollabili e incontrollati manti di margherite sono il mio ricordo: un prato, un parco giochi, ma soprattutto il cortile della scuola dove giocavamo durante l’intervallo nel pomeriggio. I bambini tiravano pallonate, noi bambine facevamo le mamme, i giochi di ruolo, le conte e le filastrocche sceme. E poi intrecciavamo collane e braccialetti di margherite. Mio padre mi ha guardata incantato mentre ne fabbricavo una questa sera.
- Ma guarda che le bimbe ste cose le hanno sempre fatte, anche quand’eri piccolo tu! Voi bambini pensate solo al pallone, noi bambine intrecciamo margherite, facciamo m’ama-non-m’ama, speriamo che esca “m’ama”, e che lui smetta di giocare a pallone per venire lì da noi…

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9 Maggio, 2008
Ecco, io quando c’è una stronzatina la devo subito avere. Come quand’ero piccola, ed usciva in commercio ogni specie di giochetto imbecille. Sono certa che nei giocattoli ci sia un contenuto chimico speciale che, non appena viene respirato dai bambini, fa loro dimenticare tutti i loro giochini precedentemente preferiti per portarli a desiderare solo e soltanto, disperatamente, follemente quello!
Ehm scusate, ho divagato, come sempre. Dicevo, Ani mi fa notare che il suo nuovo avatarino gli somiglia? Bene, quindi io mi faccio dare da lui istruzioni su come fabbricarmene uno tutto mio e…
Voilà!

Se anche voi sbavate per queste stupidaggini, qui potete vedervi in versione manga. Sono veramente carini, curatissimi, colorati, simpatici e dettagliati come forse nessun altro “generatore di bamboccetti” (come li chiamo io) trovabile sul web.
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8 Maggio, 2008
Non penso mi lamenterò mai di dovermi alzare alle 5.40 finché mi godo uno spettacolo simile sulla strada per l’ufficio…









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8 Maggio, 2008
Lo svantaggio di fare una vita sedentaria e un lavoro di ufficio, cioè, uno dei tanti svantaggi, è che hai sempre quelle scarpe ai piedi per molte ore. Compatibilmente alla mia nuova divisa che mi vuole casual e sportiva, vado al lavoro in tennis. E chiudere i miei piedoni in tennis antitraspiranti per ore ha avuto la conseguenza di crearmi, fra le dita, fastidiose screpolature che nei casi peggiori sono diventati veri e propri (dolorosi) taglietti. Me ne sono accorta un giorno in cui portare le infradito mi era impossibile.
Udendo i miei lamenti, mia madre mi ha consigliato l’uso di una pomatina da applicare fra le dita per curare le screpolature (pare sia una cosa di cui ormai soffriamo in tre, in famiglia, quindi siamo esperti). Ho applicato la pomatina quel giorno, e qualche volta nei giorni successivi.
Un paio di giorni dopo, si svolge il dialogo seguente fra me e mia madre:
“Monia, come vanno le screpolature nei piedi?”
“Mh, inzomma… D’altronde c’ho dato la crema un paio di volte soltanto…”
“Ah beh, ma cosa ti credi? Dopo due giorni, di esser già guarita?”
Cosa le dovevo rispondere, secondo voi? Visto che IO non mi credevo niente e aveva fatto tutto lei, sono stata zitta, e ho sorriso.
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8 Maggio, 2008
Caspita, era davvero un bel pezzo che non scrivevo qui… Credo che questa sia stata la mia assenza più lunga da quando ho aperto il blog! Posso dirlo che mi è mancato tutto questo, mi siete mancati voi lettori/commentatori/amicici? Massì, lo dico!
Cos’è successo in tutto questo tempo di assenza?
Mi sono ammalata (un raffreddore di quelli che si prendono una volta ogni 5 anni così brutali), ho lasciato il lavoro al ristorante con sommo gaudio e gioia (non ne potevo più di doppio lavoro, e ancora meno ne potevo del mio capo. Non ho mai parlato male di lui, ma in sto periodo è diventato veramente isterico), ho scoperto di essere diventata leggermente miope e ho quindi dovuto cambiare gli occhiali (ora ne ho un paio trendizzimo fucsia cogli sbriluccichini!
), mia madre è rimasta a letto bloccata con la schiena per più di una settimana e ho dovuto farle da infermiera, il lavoro procede benissimo anche se ancora non ho sentito più che qualche accenno a una mia possibile assunzione per l’estate (ma se il capo dice che festeggeremo insieme in ufficio il mio compleanno che è a luglio, voi che pensate?), sto continuando ad imparare e mi piace sempre di più, ho ovviamente passato i ponti del 25 aprile e del primo maggio lavorando ma divertendomi (essì, c’è chi ne è capace!), ho scoperto dalla radio che oltre alla liposuzione ora esiste anche la liposcissione (cercasi spiegazione grazie), ho ascoltato quattrocentomila volte “Il solito sesso” amandola ogni volta di più, ho cominciato nei pomeriggi liberi ad uscire in cortile a prendere il sole (cosa che non ho mai fatto, ma quest’anno va così) senza alcun risultato peraltro, visto che rimango stabile sul mio colorito bianco-giallino, al lavoro mi hanno dato una divisa i cui colori definirei “parliamone“: una polo giallina pallida e una giacchetta verdemilitaremarroncinacolorcacchina. Mmm.
In mezzo a tutta sta roba ho sentito la mancanza di questo bel mondo blogghico. Torno, e cosa vedo? Chissene ha cambiato vestito, anzi dominio, Ani avatar, Sara il Meez o come diavolo si chiama quel coso, Mavi l’header… Insomma ragazzi, fatemi un attimo riambientare! Anche con le vostre nuove facce, sono contenta di rivedervi! 
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22 Aprile, 2008

Venerdì sera. Sono già a letto, ho già spento la luce, mi sono già girata sul fianco destro-posizione-propizia-sonno, quando sulla porta della mia camera si staglia una sagoma circondata dall’alone di luce proveniente dal corridoio. E’ mia madre.
“Monia…”, bisbiglia.
“Mh”
“Ah, sei sveglia. Senti io domattina accompagno i nonni alla visita a Lugo.”
“Ok”
“Scolta ma… il sabato è considerato giorno lavorativo? Sai quando nei parcheggi si paga e c’è quel simbolo, lì…” e incrocia i due indici per farmi capire “Il martello e… e la falce!”
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17 Aprile, 2008
Oggi al lavoro ho fatto il mio primo turno. Quello del pomeriggio. 15-21.
C’è da dire che la strada che percorro è isolata, buia, dissestata, piena di bestie e priva di umani (va che atmosfera da Twin Peaks che ho creato… O “Twin Pix”, come scrive mio padre), e che percorrerla di sera non è proprio uno spasso, soprattutto se sei stanca.
Per questo oggi a pranzo mia madre s’è tanto raccomandata. Monia, mi raccomando, stai attenta! Vai pianino (conosce il mio piede pesante), accendi gli abbaglianti, non ti distrarre. E soprattutto, se qualcosa ti attraversa la strada, che sia una nutria o un fagiano o un riccio, tu vai dritta per la tua strada, non fare scarti, sterzate o frenate brusche. Piuttosto spiaccicali!
… Cos’è, un gioco a punti? Una nutria fanno 500, ok?
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