No ma prego, fai pure…

26 Novembre, 2009 di acrimonia

Sono circa le due del pomeriggio, sono al pc che gironzolo sul web, rispondo alle mail, guardo le foto dell’addio al nubilato di sabato sera e quelle, appena fatte in questa incredibbbile giornata di sole (quindi C’E'! esiste ancora il sole!), al mio bellissimo albero degli orecchini.

All’improvviso, sono disturbata da un rumore di fondo che stona. La Nina, al piano di sotto, sta abbaiando in modo molto arrabbiato, non è normale. Resto in ascolto e mi rendo conto che sì, questo è proprio un abbaio da “C’è un intruso”: ci dev’essere qualcuno. Non fuori dal cancello, ma proprio nel cortile, altrimenti non sarebbe così incazzata.

Esco, e nel nostro cortile trovo un signore che abita a qualche casa di distanza dalla mia, e mia nonna, che mi dice: “E’ venuto a prendere in prestito lo scalone!”. Cioè. Il signore è venuto nel mio cortile, chiedendo a mia nonna di prendere una scala a pioli di mio padre.

E tipo chiederlo a me, o meglio ancora a mio padre quando stasera arriva a casa?

Va bene, in Romagna siamo comunisti, ma la proprietà privata esiste, e sì, siamo tutti campagnoli amicici e ci aiutiamo. Volentieri eh. Ma chiedi!

…Villici…

Premonizioni

26 Novembre, 2009 di acrimonia

Passo per questa strada di un paese sulla via per Ferrara, settimana scorsa, e ci sono operai che tagliano i rami degli alberi, e penso che potevano anche metterci una circolazione alternata, o magari una bella deviazione, tanto ormai Ferrara e provincia sta battendo ogni record in proposito.

Ci ripasso ieri:

Eccappunto.

Torno a casa la notte, faccio zapping annoiato all’autoradio, su una stazione riconosco la voce di Rino Gaetano che canta qualcosa che non conosco, e penso che in tutto sto zapping stranamente ancora non ho sentito la bellizzima versione di “Ma il cielo è sempre più blu” della Giusy Ferreri.

Cambio stazione:

“Ma il cialo è zaaaampre più bluh!”

Eccappunto.

Nun se pò guarda’, né tantomeno senti’

25 Novembre, 2009 di acrimonia

Che non mi bastava averlo odiato per anni, da piccola, con quella sua voce sciocca e quel modo di esprimersi da demente.

No. Ora me lo ritrovo di nuovo in tv, Topo Gigio. A farmi la predichetta su cosa fare per prevenire l’influenza A. Come se già non c’avessero stracciato le balle a sufficienza con sta storia.

Ma poi mi viene da chiedermi: ma l’uomo che gli dà la voce (tale Peppino Mazzullo, stando a Wikipedia), che pure ha una certa età, ancora non si vergogna a dire strapazzamidicoccole e mmmacosamidicimuai con quel tono da scemo? Ah, cosa non si fa per la pagnotta…

Comunque, son convinta che vedere Topo Gigio per anni alla tv sia la causa principale della mia fobia per i topi.

Inventario nuziale

17 Novembre, 2009 di acrimonia

Abito: ce lo.

Scarpe: ce lo.

Borsa: ce lo.

Orecchini: mi manca, ma ci sto lavorando.

Cavaliere: ce lo.

Mezzo di trasporto e gestione logistica: mi manca, ma fondamentalmente ce lo.

Organizzazione dell’addio al nubilato in ogni suo aspetto: ce lo.

Coreografia per YMCA: ce lo.

Preparazione mentale per vedere una delle mie sorelle acquisite, amica fin da quando io avevo 4 anni e lei 3, in abito bianco, meravigliosa come sempre e anche di più, che si sposa: uh, questa decisamente mi manca, qualcuno ce l’ha doppia?

Letteratura casearia

16 Novembre, 2009 di acrimonia


Sì, lo so che per tipo dieci giorni lì nella barra di destra è rimasto scritto, nello spazietto “Sto leggendo”, Risveglio a Parigi di Margherita Oggero, ma è che non ho tempo di aggiornarlo sempre, e se un libro mi piace lo leggo in fretta, se mi fa schifo lo abbandono altrettanto in fretta (niente più forzature di quelle che mi facevo una volta, di leggereleggereleggere tutto fino alla fine perché non si lascia niente a metà – se lo dice Pennac che posso farlo, allora perché no?), e se mi va ne leggo anche un paio contemporaneamente, quindi è sempre un po’ indicativo insomma.

E quindi, sì, ho letto “Un po’ più in là sulla destra” di Fred Vargas.

Fred Vargas, per me, è come l’emmenthal. So che non mi piace, ma quando me lo ritrovo fra le mani mi fa voglia, m’incuriosisce, e così mi lascio tentare. Poi alla fine scopro che, come previsto, non mi piace, non mi sa da niente e mi chiedo per l’ennesima volta perché non ascolto un po’ più la mente e un po’ meno gli istinti.

Il linguaggio del corpo

10 Novembre, 2009 di acrimonia

Io non sono certo un’esperta di comportamenti animali, ma la mia cagnetta la capisco bene.

Capisco quando è triste dai suoi occhi, dalla sua camminata e dalla sua coda bassa, capisco quando è all’erta dalle sue orecchie che si drizzano e dalla coda che si fa a punto interrogativo (davvero eh, mica per scherzo), capisco quando è contenta da come salta e scodinzola e respira veloce, capisco che mio padre è arrivato a casa ancora prima di sentirlo o vederlo perché lei lo accoglie con un ululato eccitato, capisco quando ha sonno perché sta raggomitolata nella sua cuccia, con il muso nascosto dalle zampe, da cui emergono solo gli occhi, che mi guardano con l’espressione quasi implorante di chi vorrebbe dirmi “Lasciami in pace”, dal suo abbaiare capisco se l’intruso è fuori dal cancello o dentro, se è un gatto che sta fermo a guardarla sornione o se è un uomo che porta volantini o il postino.

Ma soprattutto, quando la porto fuori in una giornata di pioggia, o molto fredda, o la sera dopo cena, per farle fare il giretto-pipì attorno a casa, quando lei assume questa postura, so che cosa vuol dirmi.

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"Bene, tu mi hai portato fuori. E mo', che si fa?"

Qui sono riuscita ad immortalarla solo nell’espressione finto-indifferente con cui guarda altrove, ma prevalentemente mi guarda proprio dritto negli occhi, con un’espressione di attesa, come se proprio si aspettasse che le proponessi qualcosa di interessante da fare, perché lei, proprio, di fare pipì sotto la pioggia non ne ha mezza intenzione. Un’altra variante della postura è lo sguardo fisso su di me e la zampetta anteriore sinistra sollevata, così:

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Anche se pure qui mi si è voltata dall’altra parte durante lo scatto. Probabilmente stava guardando se si vedeva il suo corteggiatore (perché è pure in calore, e ciò la rende scorbutica esattamente come noi donne con il ciclo).

Promemoria per le future serate al cinema

8 Novembre, 2009 di acrimonia

Ricordarsi che:

  1. non necessariamente un film con bravi attori è un bel film. Nella fattispecie, la presenza di Johnny Depp e Christian Bale non rende automaticamente “Nemico pubblico” un buon film: a me sono piaciuti davvero solo gli ultimi 20 minuti, i più drammatici
  2. in ogni caso, qualsiasi film visto dalla terza fila ti farà star male: io sono uscita dalla sala strabica, col mal di testa e il torcicollo, e pure spettinata, dopo tutti i movimenti della mia testa contro la poltrona nel tentativo di trovare la giusta angolazione
  3. se proprio devi andare al multisala multicinema multicoso, cerca se possibile di arrivare con largo anticipo per prendere posti decenti e per non fare file infinite alla biglietteria, al bar, al bagno
  4. portarsi i Mikado da casa è un’idea ottima, quando si va nei suddetti cinema, primo per evitare la fila al bar, e secondo perché lì non li hanno, e quelle tre cose in croce che propongono te le fanno pagare a peso d’oro (come il biglietto: 8 euro, e salute!).

Considerazione finale: evitare categoricamente i multisala, quando è possibile (cosa che peraltro ho sempre fatto, ma dopo questo weekend ancora di più).

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Il Cinéma Zèbre, Paris

Ficàtemi!

3 Novembre, 2009 di acrimonia

E’ da tempo che non gira un bel MEME, ne sento un po’ la mancanza. Di quelli impegnativi, da espiazione quasi, dove devi scrivere qualche cavolata su di te, o inventarti una storia, o confessare verità innominabili tipo che tu no, proprio non ce la fai, a darti lo smalto con la sinistra.

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Ora in giro c’è questo, che è un semplice copiaincolla di un francobollo (quindi più che altro forse è un leccaincolla), ma i pensieri fan sempre piacere e son sempre graditi: ringrazio Maria Cristina e Taglia (che non ha fatto le nominescionz precise, ma l’ha regalato a tutti facendoci la divertentissima figura della Mario De Filippi!) che me l’hanno donato e quindi ficatevi sto francobollo in un occhio. O qualsiasi altra cosa significhi.

E visto che i MEME mi mancano, e che le liste sono la mia passione, me ne invento uno così ora sul momento, su ciò che m’impegna in questo periodo, cosa sto facendo, come passo le giornate:

- faccio la casalinga temporanea, con tutti gli annessi e connessi. Occasionalmente anche la badante, l’infermiera e la dog-sitter;

- dopo aver tanto sbadigliato su “Il giovane Holden”, che non so perché a 17 anni tanto mi piacque ma ora mi ha annoiato quasi come la visione di “Parnassus” al cinema, ieri ho letto in meno di un giorno “Nel nome del padre” di Biondillo e oggi ho iniziato “Risveglio a Parigi” della Oggero;

- sto cercando di capire cosa sarà di me, di noi, di tutti, da gennaio in poi. Inutilmente, perché penso che fino a dicembre non ne saprò nulla;

- sto organizzando l’addio al nubilato di una delle mie migliori amiche, che a dicembre si sposa con grande sorpresa di tutti (mia per prima);

- sto cercando cosa diavolo mettermi al suddetto matrimonio;

- mi sto rifacendo il guardaroba invernale, perché ho deciso che avere almeno 10 minuti di ritardo ogni volta che esco, dati dalle varie prove e sistematiche bocciature dei miei abiti, non va bene;

- sto cercando di capire qual è l’iter esatto per richiedere l’indennità di disoccupazione;

- sto cercando un appartamento al mare per quest’estate ad un prezzo ragionevole per una che ci deve lavorare, non fare vacanza: e 3900 euro da aprile a settembre, a Lido Adriano, a me sembrano un po’ tantini, se non trovo coinquilini;

- in pieno delirio di onnipotenza linguistica, a) sto guardando la prima serie di “Gilmore girls” in lingua originale con i transcripts sotto b) sto leggendo “Il paradiso degli orchi” di Pennac e gli album di Asterix in francese c) sto studiando tedesco privatamente, oltre al corso serale che frequento;

- sto tentando di capire cosa non va nel mio metabolismo, perché a parte quando esco con l’amore mio e magno con un appetito e una voglia che non so se sono solo di cibo, di solito non esagero a tavola, e faccio una vita molto meno sedentaria di una volta, ma i jeans tirano, quando li chiudo;

- sto continuando a dirmi che non ha senso iscrivermi in palestra, quando posso benissimo fare una passeggiata, una corsa, una biciclettata, un po’ di addominali a casa… ma poi il tempo per tutto questo ce l’ho solo la sera o la mattina molto presto, e ad uscir nella brughiera di mattina dove non si vede a un passo ti aiuterà anche a ritrovar te stesso, ma pure a ritrovarti dentro un fosso. Quindi, sto iniziando ad informarmi sui corsi e vedrò cosa fare;

- sto agitandomi nell’incertezza, perché le opzioni per il futuro sono talmente tante che quando cerco di enumerarle mi perdo a metà, perché non so quale sia la più probabile, e in fondo sono un po’ eccitata all’idea del cambiamento, dei nuovi stimoli, delle maggiori responsabilità, ma anche spaventata da questo tuffo nell’ignoto, in cui non so dove e con chi sarò, non so niente e più il tempo passa più mi agito, mi agito, mi agito;

- sto cercando di tranquillizzarmi sul futuro a breve ma soprattutto a lungo termine, e spesso mi viene sorprendentemente naturale e facile, ma a volte, ragazzi faccio una fatica della madonna;

- ma adesso, proprio in questo preciso istante, alle 14.57 di martedì 3 novembre 2009, sto per andare a stirare. Non sto nella pelle dalla cuntentezz!

Si chiama “zucca”

31 Ottobre, 2009 di acrimonia

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Questo per dire che personalmente Halloween lo lascio volentieri agli ammerregani.

Io con la zucca ieri ci ho fatto un sacchettone di gnocchi che ho congelato per i prossimi tempi e un risotto che era una meraviglia orgasmica, altro che Jack o’ lanterns. E per domenica faccio pure uno zuccotto!

In ogni caso, a voi auguro un buon weekend, con o senza festeggiamenti stregati!

Chi apre un armadio, trova un tesoro

28 Ottobre, 2009 di acrimonia

Ce l’ho fatta, anche quest’anno.

Ho finalmente completato il cambio di stagione nell’armadio. Tutti sanno quanto sia scoccevole fare questa cosa, ma credo che nessuno immagini che cosa mi sono ritrovata davanti io (e lo sapevo, ed è per questo che l’ho tanto procrastinato). Io ero consapevole di doverlo fare, sapevo che prima o poi avrei dovuto arrendermi, ma non avevo la preparazione psicologica adeguata. Fare il cambio di stagione per me avrebbe significato sì, invertire come ogni buon cristiano la parte estivo-primaverile con quella autunno-invernale, ma anche occuparmi del resto delle ante dell’armadio (ne ha 10), tutti i cassetti dello stesso (4), e del comò (4), oltre a tutto ciò che era sparso in giro fra mensole (5), scrivania, pavimento, angoli (2, gli altri 2 erano miracolosamente liberi).

Perché è da marzo, più o meno, che ogni volta che mi ritrovavo con una cosa in mano che non sapevo dove mettere la buttavo a casaccio in uno dei posti succitati, cosa che prometto ora di non fare mai più, perché il risultato è l’Inferno. Sì sì, proprio quello con la lettera maiuscola, perché sono certa che da qualche parte pure nell’Inferno dantesco, fra gli ignavi, ci sia un verso che parla di coloro che rimandano il cambio di stagione e il riordino di una stanza. O forse nel Purgatorio, in cui sono costretti a mettere ordine per l’eternità.

Alla fine, dopo tanto tentennare, quando nell’armadio le giacchette di lana hanno iniziato a fare a botte coi pantaloncini corti e le camicette, i sandali con gli stivali, i plaid di pile con la copertina estiva, mi sono decisa. L’operazione ha richiesto due giorni (se non avessi avuto altro da fare ce l’avrei fatta in uno solo, devo ammetterlo), e ha avuto come risultato una migliore organizzazione degli spazi, molto più ordine, molta soddisfazione mia, mezza macchina piena di roba da buttare, due sportone di abiti da donare, una di libri da vendere e il ritrovamento di reperti dimenticati:

  • la giacca elegantona e classicona (ma anche molto da vecchiona, secondo me) di quando ho fatto la madrina per la cresima di un’amica di famiglia. Mia madre insiste perché la tenga, anche se non capisce che a) non rientrerò mai nella forma che avevo a 17 anni b) anche se ci rientrassi, quell’obbrobrio non lo porterei più. A me occupa poco spazio, quindi la faccio contenta
  • il completo che indossavo per la mia cresima. Vedeste che meraviglia ero quel giorno lì: con il boom della pubertà in atto, la goffaggine data da un corpo nuovo non più bambino ma non ancora adulto, un brufolo enorme sul naso, un bel frangettone a coprire quelli sulla fronte e un’acconciatura con tanto di fiori finti che non ha tenuto nemmeno il tempo della cerimonia (nelle foto di gruppo subito dopo, ancora in chiesa, il cedimento laterale è perfettamente visibile)
  • i grembiulini della scuola, con l’evoluzione negli anni: dapprima semplici e sobrii nelle loro righine verticali bianche e azzurre, poi sempre più fighi e personalizzati; il mio preferito è quello con le frappette nel colletto e sulle tasche, corredate a loro volta da borchiette colorate. Che gnocca!
  • una scatolina contenente i miei denti da latte, che schifo
  • il mio primo Swatch, con la Tour Eiffel nel quadrante, il Trocadero e lo Champ De Mars nel cinturino tutto sbucciato
  • il mio primo cellulare, un Ericsson formato telecomando
  • degli appunti di Fonologia I che ancora dovrei restituire ad un’ex compagna di corso che non vedo e non sento più da 4 anni
  • gli asciugamani di Poochie e quelli che usavo alla scuola materna, con il mio simbolino (il sole) cucito sopra
  • gli attestati di prima comunione e cresima
  • gli attestati di danza
  • ma soprattutto una cosa che mi ha fatto esclamare ommmmioddioooo!: un completino da majorette che avevo completamente dimenticato. Gonnellina a pieghe bianca e gilet rosso con bordi dorati. Dimensioni… uhm… diciamo che la circonferenza della gonna è praticamente la stessa della mia testa. Ho chiesto a mia madre quanti anni potevo avere, perché è trrrrroppo piccolo, io penso 3-4, lei mi conferma anche se non è sicura. Poi mi viene un flash, e mi ricordo che da qualche parte c’è una foto che mi ritrae in quel completino: spulcio gli album e la trovo. Di anni ne avevo 6, quasi 7. Era la festa di fine anno della prima elementare, e di colpo m’è tornato in mente tutto: le majorettes erano tutte più grandi, solo io e una mia compagna (che all’epoca eravamo le più alte della classe. Bei tempi) eravamo in prima, ma d’altronde bastava agitare un bastone, eravamo delle majorettes un po’ alla carlona.

E tantissime altre cose dimenticate o semplicemente lasciate da parte.

C’è stato un momento in cui mi sono fatta prendere dalla disperazione, perché tutto ciò che trovavo nell’armadio e nei cassetti lo buttavo fuori, sul letto, sulla sedia, sul pouf, sulla scrivania, per terra: non riuscivo più a muovermi. Ma ci sono stati momenti di commozione, anche, quando ho trovato la scatola dove tengo tutte le letterine che da ragazzina ci scrivevamo con le amichette, qualche (rarissssima) lettera di ammiratori, biglietti di auguri di compleanno (di quelli non standard, più personalizzati del banale “Tanti auguri di buon compleanno”) o di Natale, e poi la scatola delle cartoline, l’ultima datata 2005. Ma quant’era bello scrivere e ricevere cartoline? Che peccato che ora si usi così poco, mi mancano quei rettangolini di cartoncino colorato con baci e abbracci e frammenti di una vacanza attaccati dietro.

Si registra anche il suicidio di un libro. Stavo spolverando gli scaffali arrampicata sopra una sedia, quando, senza che lo toccassi, un libro ha fatto un volo per terra: mi chino a soccorrerlo e scopro che è la “Gerusalemme liberata”. Se lui ha deciso così, ci sarà un motivo, chi sono io per discutere la sua scelta? Largo ai Peanuts e il volumazzo del Tasso riposerà in pace da qualche altra parte (tipo su uno scaffale dei libri usati alla MelBookStore, se lo vogliono).

Però insomma ci voleva. Mi serviva per fare un piacevole salto nel passato, ma soprattutto per fare spazio, eliminare il superfluo, e rendermi conto che il mio guardaroba autunno-inverno è praticamente la metà di quello primavera-estate (urge shopping riparatore) e che ho una quantità indicibile di libri, calzini e grucce di ogni tipo. Qualcuno è interessato?