Il linguaggio del corpo

10 Novembre, 2009 di acrimonia

Io non sono certo un’esperta di comportamenti animali, ma la mia cagnetta la capisco bene.

Capisco quando è triste dai suoi occhi, dalla sua camminata e dalla sua coda bassa, capisco quando è all’erta dalle sue orecchie che si drizzano e dalla coda che si fa a punto interrogativo (davvero eh, mica per scherzo), capisco quando è contenta da come salta e scodinzola e respira veloce, capisco che mio padre è arrivato a casa ancora prima di sentirlo o vederlo perché lei lo accoglie con un ululato eccitato, capisco quando ha sonno perché sta raggomitolata nella sua cuccia, con il muso nascosto dalle zampe, da cui emergono solo gli occhi, che mi guardano con l’espressione quasi implorante di chi vorrebbe dirmi “Lasciami in pace”, dal suo abbaiare capisco se l’intruso è fuori dal cancello o dentro, se è un gatto che sta fermo a guardarla sornione o se è un uomo che porta volantini o il postino.

Ma soprattutto, quando la porto fuori in una giornata di pioggia, o molto fredda, o la sera dopo cena, per farle fare il giretto-pipì attorno a casa, quando lei assume questa postura, so che cosa vuol dirmi.

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"Bene, tu mi hai portato fuori. E mo', che si fa?"

Qui sono riuscita ad immortalarla solo nell’espressione finto-indifferente con cui guarda altrove, ma prevalentemente mi guarda proprio dritto negli occhi, con un’espressione di attesa, come se proprio si aspettasse che le proponessi qualcosa di interessante da fare, perché lei, proprio, di fare pipì sotto la pioggia non ne ha mezza intenzione. Un’altra variante della postura è lo sguardo fisso su di me e la zampetta anteriore sinistra sollevata, così:

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Anche se pure qui mi si è voltata dall’altra parte durante lo scatto. Probabilmente stava guardando se si vedeva il suo corteggiatore (perché è pure in calore, e ciò la rende scorbutica esattamente come noi donne con il ciclo).

Promemoria per le future serate al cinema

8 Novembre, 2009 di acrimonia

Ricordarsi che:

  1. non necessariamente un film con bravi attori è un bel film. Nella fattispecie, la presenza di Johnny Depp e Christian Bale non rende automaticamente “Nemico pubblico” un buon film: a me sono piaciuti davvero solo gli ultimi 20 minuti, i più drammatici
  2. in ogni caso, qualsiasi film visto dalla terza fila ti farà star male: io sono uscita dalla sala strabica, col mal di testa e il torcicollo, e pure spettinata, dopo tutti i movimenti della mia testa contro la poltrona nel tentativo di trovare la giusta angolazione
  3. se proprio devi andare al multisala multicinema multicoso, cerca se possibile di arrivare con largo anticipo per prendere posti decenti e per non fare file infinite alla biglietteria, al bar, al bagno
  4. portarsi i Mikado da casa è un’idea ottima, quando si va nei suddetti cinema, primo per evitare la fila al bar, e secondo perché lì non li hanno, e quelle tre cose in croce che propongono te le fanno pagare a peso d’oro (come il biglietto: 8 euro, e salute!).

Considerazione finale: evitare categoricamente i multisala, quando è possibile (cosa che peraltro ho sempre fatto, ma dopo questo weekend ancora di più).

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Il Cinéma Zèbre, Paris

Ficàtemi!

3 Novembre, 2009 di acrimonia

E’ da tempo che non gira un bel MEME, ne sento un po’ la mancanza. Di quelli impegnativi, da espiazione quasi, dove devi scrivere qualche cavolata su di te, o inventarti una storia, o confessare verità innominabili tipo che tu no, proprio non ce la fai, a darti lo smalto con la sinistra.

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Ora in giro c’è questo, che è un semplice copiaincolla di un francobollo (quindi più che altro forse è un leccaincolla), ma i pensieri fan sempre piacere e son sempre graditi: ringrazio Maria Cristina e Taglia (che non ha fatto le nominescionz precise, ma l’ha regalato a tutti facendoci la divertentissima figura della Mario De Filippi!) che me l’hanno donato e quindi ficatevi sto francobollo in un occhio. O qualsiasi altra cosa significhi.

E visto che i MEME mi mancano, e che le liste sono la mia passione, me ne invento uno così ora sul momento, su ciò che m’impegna in questo periodo, cosa sto facendo, come passo le giornate:

- faccio la casalinga temporanea, con tutti gli annessi e connessi. Occasionalmente anche la badante, l’infermiera e la dog-sitter;

- dopo aver tanto sbadigliato su “Il giovane Holden”, che non so perché a 17 anni tanto mi piacque ma ora mi ha annoiato quasi come la visione di “Parnassus” al cinema, ieri ho letto in meno di un giorno “Nel nome del padre” di Biondillo e oggi ho iniziato “Risveglio a Parigi” della Oggero;

- sto cercando di capire cosa sarà di me, di noi, di tutti, da gennaio in poi. Inutilmente, perché penso che fino a dicembre non ne saprò nulla;

- sto organizzando l’addio al nubilato di una delle mie migliori amiche, che a dicembre si sposa con grande sorpresa di tutti (mia per prima);

- sto cercando cosa diavolo mettermi al suddetto matrimonio;

- mi sto rifacendo il guardaroba invernale, perché ho deciso che avere almeno 10 minuti di ritardo ogni volta che esco, dati dalle varie prove e sistematiche bocciature dei miei abiti, non va bene;

- sto cercando di capire qual è l’iter esatto per richiedere l’indennità di disoccupazione;

- sto cercando un appartamento al mare per quest’estate ad un prezzo ragionevole per una che ci deve lavorare, non fare vacanza: e 3900 euro da aprile a settembre, a Lido Adriano, a me sembrano un po’ tantini, se non trovo coinquilini;

- in pieno delirio di onnipotenza linguistica, a) sto guardando la prima serie di “Gilmore girls” in lingua originale con i transcripts sotto b) sto leggendo “Il paradiso degli orchi” di Pennac e gli album di Asterix in francese c) sto studiando tedesco privatamente, oltre al corso serale che frequento;

- sto tentando di capire cosa non va nel mio metabolismo, perché a parte quando esco con l’amore mio e magno con un appetito e una voglia che non so se sono solo di cibo, di solito non esagero a tavola, e faccio una vita molto meno sedentaria di una volta, ma i jeans tirano, quando li chiudo;

- sto continuando a dirmi che non ha senso iscrivermi in palestra, quando posso benissimo fare una passeggiata, una corsa, una biciclettata, un po’ di addominali a casa… ma poi il tempo per tutto questo ce l’ho solo la sera o la mattina molto presto, e ad uscir nella brughiera di mattina dove non si vede a un passo ti aiuterà anche a ritrovar te stesso, ma pure a ritrovarti dentro un fosso. Quindi, sto iniziando ad informarmi sui corsi e vedrò cosa fare;

- sto agitandomi nell’incertezza, perché le opzioni per il futuro sono talmente tante che quando cerco di enumerarle mi perdo a metà, perché non so quale sia la più probabile, e in fondo sono un po’ eccitata all’idea del cambiamento, dei nuovi stimoli, delle maggiori responsabilità, ma anche spaventata da questo tuffo nell’ignoto, in cui non so dove e con chi sarò, non so niente e più il tempo passa più mi agito, mi agito, mi agito;

- sto cercando di tranquillizzarmi sul futuro a breve ma soprattutto a lungo termine, e spesso mi viene sorprendentemente naturale e facile, ma a volte, ragazzi faccio una fatica della madonna;

- ma adesso, proprio in questo preciso istante, alle 14.57 di martedì 3 novembre 2009, sto per andare a stirare. Non sto nella pelle dalla cuntentezz!

Si chiama “zucca”

31 Ottobre, 2009 di acrimonia

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Questo per dire che personalmente Halloween lo lascio volentieri agli ammerregani.

Io con la zucca ieri ci ho fatto un sacchettone di gnocchi che ho congelato per i prossimi tempi e un risotto che era una meraviglia orgasmica, altro che Jack o’ lanterns. E per domenica faccio pure uno zuccotto!

In ogni caso, a voi auguro un buon weekend, con o senza festeggiamenti stregati!

Chi apre un armadio, trova un tesoro

28 Ottobre, 2009 di acrimonia

Ce l’ho fatta, anche quest’anno.

Ho finalmente completato il cambio di stagione nell’armadio. Tutti sanno quanto sia scoccevole fare questa cosa, ma credo che nessuno immagini che cosa mi sono ritrovata davanti io (e lo sapevo, ed è per questo che l’ho tanto procrastinato). Io ero consapevole di doverlo fare, sapevo che prima o poi avrei dovuto arrendermi, ma non avevo la preparazione psicologica adeguata. Fare il cambio di stagione per me avrebbe significato sì, invertire come ogni buon cristiano la parte estivo-primaverile con quella autunno-invernale, ma anche occuparmi del resto delle ante dell’armadio (ne ha 10), tutti i cassetti dello stesso (4), e del comò (4), oltre a tutto ciò che era sparso in giro fra mensole (5), scrivania, pavimento, angoli (2, gli altri 2 erano miracolosamente liberi).

Perché è da marzo, più o meno, che ogni volta che mi ritrovavo con una cosa in mano che non sapevo dove mettere la buttavo a casaccio in uno dei posti succitati, cosa che prometto ora di non fare mai più, perché il risultato è l’Inferno. Sì sì, proprio quello con la lettera maiuscola, perché sono certa che da qualche parte pure nell’Inferno dantesco, fra gli ignavi, ci sia un verso che parla di coloro che rimandano il cambio di stagione e il riordino di una stanza. O forse nel Purgatorio, in cui sono costretti a mettere ordine per l’eternità.

Alla fine, dopo tanto tentennare, quando nell’armadio le giacchette di lana hanno iniziato a fare a botte coi pantaloncini corti e le camicette, i sandali con gli stivali, i plaid di pile con la copertina estiva, mi sono decisa. L’operazione ha richiesto due giorni (se non avessi avuto altro da fare ce l’avrei fatta in uno solo, devo ammetterlo), e ha avuto come risultato una migliore organizzazione degli spazi, molto più ordine, molta soddisfazione mia, mezza macchina piena di roba da buttare, due sportone di abiti da donare, una di libri da vendere e il ritrovamento di reperti dimenticati:

  • la giacca elegantona e classicona (ma anche molto da vecchiona, secondo me) di quando ho fatto la madrina per la cresima di un’amica di famiglia. Mia madre insiste perché la tenga, anche se non capisce che a) non rientrerò mai nella forma che avevo a 17 anni b) anche se ci rientrassi, quell’obbrobrio non lo porterei più. A me occupa poco spazio, quindi la faccio contenta
  • il completo che indossavo per la mia cresima. Vedeste che meraviglia ero quel giorno lì: con il boom della pubertà in atto, la goffaggine data da un corpo nuovo non più bambino ma non ancora adulto, un brufolo enorme sul naso, un bel frangettone a coprire quelli sulla fronte e un’acconciatura con tanto di fiori finti che non ha tenuto nemmeno il tempo della cerimonia (nelle foto di gruppo subito dopo, ancora in chiesa, il cedimento laterale è perfettamente visibile)
  • i grembiulini della scuola, con l’evoluzione negli anni: dapprima semplici e sobrii nelle loro righine verticali bianche e azzurre, poi sempre più fighi e personalizzati; il mio preferito è quello con le frappette nel colletto e sulle tasche, corredate a loro volta da borchiette colorate. Che gnocca!
  • una scatolina contenente i miei denti da latte, che schifo
  • il mio primo Swatch, con la Tour Eiffel nel quadrante, il Trocadero e lo Champ De Mars nel cinturino tutto sbucciato
  • il mio primo cellulare, un Ericsson formato telecomando
  • degli appunti di Fonologia I che ancora dovrei restituire ad un’ex compagna di corso che non vedo e non sento più da 4 anni
  • gli asciugamani di Poochie e quelli che usavo alla scuola materna, con il mio simbolino (il sole) cucito sopra
  • gli attestati di prima comunione e cresima
  • gli attestati di danza
  • ma soprattutto una cosa che mi ha fatto esclamare ommmmioddioooo!: un completino da majorette che avevo completamente dimenticato. Gonnellina a pieghe bianca e gilet rosso con bordi dorati. Dimensioni… uhm… diciamo che la circonferenza della gonna è praticamente la stessa della mia testa. Ho chiesto a mia madre quanti anni potevo avere, perché è trrrrroppo piccolo, io penso 3-4, lei mi conferma anche se non è sicura. Poi mi viene un flash, e mi ricordo che da qualche parte c’è una foto che mi ritrae in quel completino: spulcio gli album e la trovo. Di anni ne avevo 6, quasi 7. Era la festa di fine anno della prima elementare, e di colpo m’è tornato in mente tutto: le majorettes erano tutte più grandi, solo io e una mia compagna (che all’epoca eravamo le più alte della classe. Bei tempi) eravamo in prima, ma d’altronde bastava agitare un bastone, eravamo delle majorettes un po’ alla carlona.

E tantissime altre cose dimenticate o semplicemente lasciate da parte.

C’è stato un momento in cui mi sono fatta prendere dalla disperazione, perché tutto ciò che trovavo nell’armadio e nei cassetti lo buttavo fuori, sul letto, sulla sedia, sul pouf, sulla scrivania, per terra: non riuscivo più a muovermi. Ma ci sono stati momenti di commozione, anche, quando ho trovato la scatola dove tengo tutte le letterine che da ragazzina ci scrivevamo con le amichette, qualche (rarissssima) lettera di ammiratori, biglietti di auguri di compleanno (di quelli non standard, più personalizzati del banale “Tanti auguri di buon compleanno”) o di Natale, e poi la scatola delle cartoline, l’ultima datata 2005. Ma quant’era bello scrivere e ricevere cartoline? Che peccato che ora si usi così poco, mi mancano quei rettangolini di cartoncino colorato con baci e abbracci e frammenti di una vacanza attaccati dietro.

Si registra anche il suicidio di un libro. Stavo spolverando gli scaffali arrampicata sopra una sedia, quando, senza che lo toccassi, un libro ha fatto un volo per terra: mi chino a soccorrerlo e scopro che è la “Gerusalemme liberata”. Se lui ha deciso così, ci sarà un motivo, chi sono io per discutere la sua scelta? Largo ai Peanuts e il volumazzo del Tasso riposerà in pace da qualche altra parte (tipo su uno scaffale dei libri usati alla MelBookStore, se lo vogliono).

Però insomma ci voleva. Mi serviva per fare un piacevole salto nel passato, ma soprattutto per fare spazio, eliminare il superfluo, e rendermi conto che il mio guardaroba autunno-inverno è praticamente la metà di quello primavera-estate (urge shopping riparatore) e che ho una quantità indicibile di libri, calzini e grucce di ogni tipo. Qualcuno è interessato?

Scene di vita familiare. Questione di look

26 Ottobre, 2009 di acrimonia

Conversazione fra me e mio padre:

- “Sai cosa non mi piace? A volte la gente, soprattutto al lavoro, mi dice ’signora’. Io capisco che sia legittimo pensare che alla mia età una possa anche già essere sposata, però mi dà una brutta sensazione, mi fa sentire più vecchia.”

- “Evidentemente devi adottare un look più giovanile!”

- “Hai ragione, effettivamente le spillette di Hello Kitty nei capelli invecchiano un sacco.”

Scene di vita familiare. Decorazione d’interni

26 Ottobre, 2009 di acrimonia

Mia madre: “Ah, loro han sempre ragione! Non c’è niente da fare, è inutile discuterci, sanno sempre qual è la parola giusta da dire per tappezzarti la bocca!”

Sindrome da autunno

20 Ottobre, 2009 di acrimonia

Guidare per Bologna, vedere l’insegna di una gelateria che si chiama Il Cortiletto, e leggerla “il copriletto”.

Forse dovrei andare dall’oculista per una visita, così magari ci vedo un po’ meglio e mi scompaiono anche i mal di testa frequenti degli ultimi tempi.

O forse, forse invece ho solo voglia di un letto, un piumone, io e lui sotto, lì nascosti dal mondo e protetti dentro la nostra bolla, un abbraccio, un bacio su un occhio, i piedi che si toccano e si riscaldano a vicenda, le mani gelide ma il caldo nel cuore, nella pancia, le gambe che s’intrecciano, i sorrisi che si sfiorano un attimo prima di un bacio, quei versetti di gioia stupidi che mi scappano sempre quando sto bene, come se fossi una gatta che fa le fusa, gli occhi che emergono dal cuscino segnati da quelle rughette che solo la felicità disegna.

Sì, forse ho solo voglia di questo.

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Meeeeeeeoooowwwrrrrr!!!

La quarta buona novella

19 Ottobre, 2009 di acrimonia

Sì, era un po’ che non davo buone novelle. Come per le altre tre precedenti (che se volete potrete trovare cliccando sul tag “La buona novella” qui sotto al post), io vi dico la mia, e v’invito a dirmene una vostra nei commenti. Qualsiasi cosa che per voi rappresenti una buona notizia, anche esservi alzati più tardi del previsto, aver trovato solo un paio di mutande nel cassetto e aver scoperto che non erano bucate. Cose così.

Mia nonna abita nella casa qui accanto alla mia. Oggi pomeriggio ha messo a soffriggere in padella del cavolo, poi ha spento il fuoco, si è vestita ed è uscita. Due ore dopo è tornata, ed è venuta dritta a casa mia, a dirmi di andare da lei a prendermi dei pasticcini che mio zio ci ha portato dalla Sicilia (fatti con la pasta di mandorle, blllleah, mi fan schifo solo a guardarli). La seguo a casa sua, entriamo nel garage e il mio naso sopraffino fiuta già qualcosa di strano.

- Nonna… cos’è sta puzza di bruciato?

- Ah niente, non è bruciato, è che ho cotto il cavolo e fa un po’ puzza.

Apro la porta che dà nel cucinino, rimango pietrificata sulla soglia e le dico lentamente:

- Si…cu…ra?

Il cucinino è coperto da una coltre di fumo nero e denso, che si sprigiona dalla padella sul fornello (ovviamente acceso). Apriamo tossendo finestre, porte e tutto l’apribile, ma penso che avrà quell’odore acre ed orripilante in casa per molto tempo. Insomma quando secondo lei aveva spento il gas, l’aveva soltanto abbassato.

- Da quanto tempo era lì, nonna?

- Da quando sono uscita, due ore fa…

- Zzziopiiinoooooo!!!!

- Sì, ma era a fuoco basso eh!

- Ah beh!

Qual è la buona novella? Beh, avrebbe potuto dare fuoco alla casa.

Avrebbe potuto andare peggio. Potrebbe sempre andare peggio.

Pensate positivo!

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Per una volta, non ho fatto la fessa

16 Ottobre, 2009 di acrimonia

… ma la fesa! Di tacchino.  Qualche tempo fa, visto che sono una brava azdorina (o almeno ci provo) e faccio la spesa consapevole e se posso conveniente, alla Conad c’era la fesa di tacchino in offerta. Ohibò, ecchecifaccio con la fesa di tacchino? Mah, intanto la prendo, poi qualcosa troverò.

E infatti, trovai. Questa ricetta, a cui ho apportato alcune variazioni, molto semplice e gustosa, e veloce da preparare (che a me, le cose lunghe e laboriose, mi scocceno ancora un po’ eh, a dirla tutta).

Versione dell’azdorina della fesa di tacchino alle mandorle

INGREDIENTI:

  • fesa di tacchino a fette (se le fette sono piuttosto grandi ne basta una a testa, io infatti ne ho usate 6 e abbiamo mangiato due volte in tre. Considerate che io ora do le quantità per quelle 6)
  • una cipolla piccola (che io ho usato al posto dell’aglio della ricetta originale)
  • qualche costa di sedano (io sono ultra-super-iper fortunata, perché ce l’ho nell’orto, ed ha un profumo e un sapore che non trovo in nessun altro sedano reperibile in commercio)
  • 2/3 carote
  • mandorle pelate (al supermercato trovate pacchettini piccoli, ne basta una metà)
  • un po’ di vino bianco
  • farina, sale e olio q.b.

PROCEDIMENTO:

Il tacchino, come il pollo, tende ad avere un sapore “da mangime”, perciò se ne avete il tempo, io consiglio di trattare prima le fette di fesa. Io le ho lavate velocemente sotto l’acqua corrente, e le ho lasciate per un paio d’ore a riposare con una spolverata di sale e odori (se avete l’Ariosto ad esempio va benissimo, altrimenti sale, pepe, un po’ di rosmarino o altro, a piacere).

Tritare finemente la cipolla, il sedano e le carote. Le mandorle vanno tenute un po’ più grosse, giusto perché si sentano sotto i denti quando le mangiate. La ricetta vuole che siano una parte tritate e una parte intere: io ho preferito tritarle tutte. Versare pochissimo olio in una pentola, in cui far dapprima appassire la cipolla e poi aggiungere il sedano e la carota. Salare a piacere (io la prossima volta voglio provare a metterci una spolverata di curry).

Intanto, passare le fette di fesa di tacchino nella farina e ricoprirle anche con le mandorle tritate (così si tostano per bene in padella) e fatele cuocere un po’ in una padella separata con un filo d’olio, per poi aggiungerle nel battuto di carote sedano e cipolla preparato in precedenza (mettere tutto insieme subito sarebbe un errore, io facendolo ho quasi rischiato di bruciare sedano, carote e cipolla in una botta sola). Far cuocere tutto insieme aggiungendo due dita di vino bianco da far evaporare (dita calcolate in orizzontale eh, non in verticale!) finché il tacchino non prende un bel colore dorato da entrambi i lati.

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Il risultato è questo, ed è molto buono. Considerate che mio padre, la pentola di fagioli, l’incontentabile, il tradizionalista, l’uomo di cui è possibile indovinare mezz’ora prima la mimica facciale di fronte ad una novità messa a tavola (che prevede sopracciglia aggrottate ed espressione vagamente schifata), ha apprezzato e ha pure voluto il bis.

Buon weekend a tutti!

(O almeno proviamoci)