Con un po’ di ottimismo, vanità ed immodestia, immagino che sia questa la domanda che alcuni di voi mi vorrebbero fare. Ebbene, ho fatto la fine di quella che deve stare a riposo forzato per un po’, e allora ne approfitto per aggiornare questa pagina che sembra dimenticata ma non è, né da me né dagli altri (perché proprio poco fa ho controllato le statistiche e, guarda un po’, la mia creatura funziona anche in mia assenza, pare).
A volte, sento persone dire che il corpo ci parla molto più di quanto crediamo: non si limita semplicemente a dirti “Ehi, ho sete, mi sto disidratando” quando non bevi da un po’, o “Fermati, che son stanco” quando lavori troppo, oppure “Aaaaargh, fammi uscire di quiiiii!!!” quando stai per troppo tempo dentro una sauna (a me basterebbero 4 secondi per sentire il mio corpo urlarlo, non capisco cosa ci sia di rilassante nel respirare aria umida e bollente, lo faccio già per 3 mesi all’anno e non.mi.piace!). Insomma, secondo alcuni il nostro corpo dà segnali che sta a noi percepire, e se non lo capiamo o non l’ascoltiamo, arriva al punto di rottura in cui è lui a fermare tutto drasticamente, costringendoci al riposo, al recupero, ad una tregua forzata. Secondo le persone che nutrono questa convinzione, è sicuramente per questo che lunedì, mentre passeggiavo feliceccontenta su un marciapiede di Ferrara mano nella mano con l’amore mio, ho preso l’unico buco che c’era, ho buttato male il piede e mi sono slogata una caviglia. Secondo me, invece, è solo che era buio, che non stavo attenta a dove mettevo i piedi e che sono un po’ invornita. Secondo il direttore del campeggio dove lavoro, invece, che c’ha l’avvocatitatetotudine che gli scorre nelle vene insieme al sangue, è che la municipalità di Ferrara non lavora come si deve e le devo far causa.
Ognuno la veda a modo suo, adoro constatare come cambino completamente le cose a seconda del punto di vista da cui le si guarda (“Mentre morivo” mi ha conquistato proprio per questo), il fatto oggettivo ed incontrovertibile rimane sempre quello: mi sono slogata la caviglia sinistra, me l’hanno fasciata ed immobilizzata, non lavoro per qualche giorno nonostante le mie proteste, e al matrimonio a cui dovrò partecipare fra due giorni lo farò con ben altri abiti ed accessori da quelli che avevo comprato, stabilito e abbinato meravigliosamente da due mesi (perché l’abitino non lo vedo bene, quando la caviglia scoperta è fasciata da una roba bianca adesiva che nel frattempo sta raccogliendo tutti i pelucchi delle tute che porto, e sto piedone nelle scarpette color glicine che ho comprato per l’occasione NON CI STA!). C’è di che far andare in crisi ogni signorina. Ma io non mi do per vinta, sostituisco all’abito un pantalone e una camicetta, alla borsa una stampella (ci attaccherò un fiocco bianco, che dite?), alle scarpine le infradito (se Briatore s’è sposato coi suoi piedi altolocati parcheggiati in un paio di babucce, io potrò infilare il mio piedone plebeo in una ciabattina con strass? Tanto la nascondo sotto al banchetto in chiesa e sotto al tavolo al ristorante, e poi l’unica alternativa sarebbe una tennis senza lacci. Nnnnnaaaah).
Comunque, forseforseforse non è poi così azzardato pensare che avevo bisogno di quest’imprevisto. Da quando ho iniziato a lavorare, non ho più tempo per niente, e la cosa buffa è che lavoro solo 7 ore al giorno, solo che fra nuove responsabilità e riconoscimenti e ruoli (e soddisfazioni, perdinci!), straordinari, organizzazione di addio al nubilato, giornate libere da passare leggereleggere nei modi più diversi ma sempre con ♥lui♥ (shhh, zitti non dite niente, che mi compatisco felicemente da sola!), un minimo di aiuto a casa, leggo un po’, sogno Barcellona e di ritornare per la terza volta a camminare per le calli, ad attraversare le piazze, a scorgere Gaudì ad ogni angolo, a visitare la Città Vecchia, il Barri Gotic o la collina di Montjuïc, il Parc Güell e l’atmosfera viva e colorata di una città che non dorme mai e mangia ad orari assurdi, sogno di andarci con lui, di prendercelo, questo tempo, per stare insieme un’intera settimana senza orari, senza castrazioni, senza condizionamenti di tempo, luogo, senza limiti, con gioia e basta.
Corro con il corpo e con la mente e non mi fermo mai, mi slogo una caviglia e all’improvviso ho fin troppo tempo e niente da fare (o più che altro niente che possa fare, da infortunata), fosse per me sarei al lavoro, ma almeno tre di quei dieci giorni di riposo che mi hanno ordinato me li sono presi, quando toglierò questa fasciatura dovrò portare un tutore per un mese, un mese santiddio, è meglio che non ci pensi. Se il mio corpo aveva proprio da dirmi qualcosa, avrei preferito una raccomandata, o anche un pacco con contrassegno, una multa, qualsiasi altra cosa, ma così mi fa naufragare tanti di quei progetti, tante fantasie, tanti impegni…
Insomma ecco che fine ho fatto, ecco come sto:
seduta!








