Finalmente l’insulso gonfiore della mia gola acquista un senso.
Sono tre settimane che apro la bocca, tiro fuori la lingua e dico “AAAAA” davanti alla finestra perché mia madre ci guardi dentro, e sono tre settimane che lei mi ripete: “Eh sì, è ancora gonfia”. Una verifica quasi inutile, dal momento che sento benissimo la fatica che faccio a deglutire anche solo un goccetto d’acqua. L’ultima volta mami s’è prodotta in un commento più articolato: “Hai un buchetto piccolo così!” e unisce pollice e indice a formare un cerchietto grande quanto una biglia. Bene. Siamo a posto. Tre settimane di antibiotici che mi hanno devastato la panza e non hanno modificato di un millimetro la mia gola. L’otorinolaringocipucipubiatra è in ferie e dalla mia dottoressa non ci torno, o quella mi propina un’altra scatola di avalox o come cippa si chiama, e giuro che le faccio vedere laiv che effetti ha un mese di antibiotici sull’intestino.
Ma dicevo, da stamattina finalmente tutto ha un senso. Mi sono alzata con una voce che farebbe invidia a Tom Waits. L’ho scoperto mettendomi a canticchiare “I was thinking about youuuu!!!”, producendo un gracchio da corvo tabagista. Otto ore dopo, la situazione è invariata.