Se dico “Om Om Om” sino allo sfinimento riesco a smettere di pensare? Non credo, non ho abbastanza allenamento con queste pratiche autoipnotiche. E poi perché rifugiarsi nell’esotismo, perché non usare dei mantra nostrani. Se deve funzionare, funziona anche con “Neh neh neh”. Misticismo gianduista invece che induista o buddista.
Ancora da “Qualcosa da tenere per sé” di Margherita Oggero. Finito. Riposto sullo scaffale dei preferiti.
Tag: Libri, Margherita Oggero
12 Gennaio, 2008 alle 19:12
Io ci provo lo stesso, con l’ommmmmm. Madonna se ne ho bisogno!
13 Gennaio, 2008 alle 11:22
Voglio farti una domanda cretina all’apparenza, ma se la consideri con un po’ più di attenzione e lungimiranza ti accorgerai che resta sempre cretina.
Volevo chiederti in base a cosa tu ti orienti nella scelta di un libro: entri in libreria e leggi la quarta di copertina, hai un libraio di fiducia, riviste, consigli di amici, recensioni sui quotidiani ecc.
La cosa mi sta a cuore, perché io non riesco ad orientarmi nel marasma di libri che vengono pubblicati e così ho deciso da anni di fare come un personaggio di un libro di Murakami (Norvegian Wood) che dice “leggo solo autori morti da almeno trent’anni”. Autori cioè storicizzati di cui posso preventivamente farmi un’idea (basandomi su giudizi ponderati) vedere se mi interessano e poi li leggo, sapendo di non sprecare tempo, di non rimanere deluso. Però questo mi taglia completamente fuori dal mondo letterario contemporaneo, da quel poco che ho visto non perdo granché, però mi piacerebbe saperne di più. Uno come fa a leggere una voce importante, e non il romanzo meglio pubblicizzato?
13 Gennaio, 2008 alle 11:48
Taglia, la tua prima frase mi ricorda questa di Groucho Marx (Inga, se vuoi raccogliere per le tue Grouchate fai pure): “Quest’uomo sembra un deficiente e parla come un deficiente, ma non lasciatevi ingannare: è veramente un deficiente!”.
Ecco io mi sa che avevo il tuo atteggiamento verso i libri qualche anno fa, e infatti leggevo i cosiddetti “classici”, ho avuto proprio il periodo-classici in cui leggevo solo libri dell’800-primo ‘900. Letture più che altro suggerite dai taaaaaanti manuali di letteratura che mi son trovata sottomano fra scuola e università.
Poi ultimamente invece ho l’atteggiamento inverso, mi oriento molto più su cose attuali, anche attualissime, appena sfornate. Sarà una specie di reazione ai troppi classici di qualche anno fa!
Dall’esterno, a volte mi faccio consigliare da recensioni lette sui giornali, oppure da amici dei cui gusti letterari mi fido (ma anche di cui non mi fido, per curiosità. Della serie, dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei). Per il resto (e la maggior parte delle volte è così), il criterio di scelta va a gusto personale, a istinto si potrebbe dire. Mi infilo in una libreria, o in biblioteca, leggo i titoli (sono soprattutto i titoli e, ovviamente, gli autori conosciuti ad attirarmi per prima cosa), e poi parte la seconda selezione: se un titolo dice qualcosa al mio istinto, leggo la trama (mai i commenti, se ci sono). E se anche quella penso possa piacermi, vado e compro/porto via. In sta maniera ho preso un bel po’ di cantonate, eh, lo riconosco. Ma è un prezzo che pago volentieri, perché comunque nella mia top ten degli scrittori preferiti ce n’è un buon numero di contemporanei, che ho scoperto così, per caso, per istinto, senza “spinte” esterne, senza pregiudizi, se vogliamo. Vedi Zadie Smith, Nick Hornby, Margherita Oggero, Amélie Nothomb (l’unica, fra questi, che ho scoperto grazie ad una recensione).
Per la questione del “meglio pubblicizzato”, sono certa che ci siano in giro perle nascoste di cui nessuno ha mai parlato, ma per l’appunto il modo che tento di usare per scovarle è questo: approcciarmi senza o con pochissimi pregiudizi, al massimo solo qualche input, alla ricerca di qualcosa che mi colpisca. Pago il prezzo di qualche delusione, sì, ma lo pago volentieri.