Dove lo lessi non mi ricordo, ma sicuramente lo lessi. E fu così che decisi di ritornare alla vecchia grafica iniziale del blog. Da romanticona, il primo ammmmore non lo scordo. Poi magari mi scordo gli appuntamenti dal dottore (dal mio dentista figo non succederebbe…), ma che vuoi che sia.
Sì insomma eccomi. Mi dispiace molto latitare dal blog, anzi dai blog, mi manca quest’appuntamento che era diventato più che quotidiano. Il lavoro mi prende davvero tanto in termini di tempo. E non parliamo poi delle energie, e delle ore passate davanti al pc, cosa che quindi dopo cena non ho tutta sta voglia di ripetere. Non vorrei dirlo troppo forte, ma dalla prossima settimana si istituiranno turni (che tra l’altro mi fanno rizzare i capelli… 7-13 e 15-21. In pratica spero nella clemenza di chi non mi assegnerà mai prima quello della sera e in successione quello del mattino, sennò dormo 5 ore e arrivo in reception tipo mummia), quindi dovrei avere più tempo libero e anche più voglia di rimettermi qui a ciarlare.
Dunquedunque, aggiornamenti!
Che meraviglia di lavoro! Sono davvero contenta, mi diverto, me la passo bene, mi piace. Colleghi e capo simpatici, bell’ambiente, tante cose da fare, nuove responsabilità e nuovi incarichi ogni giorno, gente da tutta Italia ed oltre con cui parlare al telefono. Non so se l’entusiasmo mi perdurerà dopo l’apertura del campeggio, ossia dal 17 (auguri agli scaramantici, mancava solo che fosse venerdì o martedì! “Né di venere né di marte ci si sposa o si parte”, direbbero i miei genitori), ma mi preoccupo del qui e ora. E il mio qui e ora è davvero bello.
Il tragitto che faccio ogni giorno per andare al lavoro e tornare è interessante. Cioè, oddio. Mi spiego meglio. A seconda dei punti di vista può anche essere di una disperante desolazione, in mezzo alle valli, in mezzo al nulla, in mezzo anche alla nebbia (che, si sa, qui fa poco la preziosa e si fa vedere spesso, pure ad aprile). Ma per me è di una tranquillità rilassante. Mi piace soprattutto un tratto di strada: passato un ponte, giro a sinistra ed ecco che sono circondata dalle valli di Comacchio, a destra quelle bonificate, a sinistra quella pozza azzurra enorme che si vede nelle cartine, e quando le passi di fianco sembra mare, e l’acqua riflette il sole, o si confonde con l’azzurro del cielo, o è grigia come le nuvole che la sovrastano, o è coperta dalla nebbia che sembra quasi simpatica, soffice nel suo appoggiarvicisipiticisi sopra. Ma soprattutto, merita menzione la fauna! In dieci giorni avrò visto una cinquantina di fagiani, scoperto che le gazze becchettano i riccetti spiaccicati, che fra zanzare ed altri insetti kamikaze il parabrezza della mia auto dopo tre tragitti è inguardabile (meno male che dove faccio rifornimento di gas me lo puliscono!) e soprattutto ho constatato con estremo orrore che i dintorni sono abitati da gioiose e numerose famigliole di nutrie! Allora, dunque, brrr. Scusate, è che ogni volta che penso a quelle bestie mi viene la stessa sensazione di fastidio fisico, lo stesso brivido che mi darebbe mordere un limone. O forse peggio. Se esiste l’aracnofobia, deve esistere anche la nutriofobia. E io ce l’ho!
Insomma, a parte il diventare mezza scema a forza di chiamare e richiamare e ricevere chiamate e richiamate da parte di una che voleva assolutamente un certo bungalow per un certo periodo e che io non le potevo dare, a parte certa gente il cui volume di voce normale è come quello della mia vicina per cui è sufficiente tenere la cornetta appoggiata alla scrivania e pare d’avere il vivavoce attivo, a parte l’andazzo che ho preso di pranzi a panini davanti al pc (con tanto di squilli di telefono e risposte: “Gnam gnam sì pruontuo?”), perdonate se mi ripeto, ma lo devo dire, una volta tanto che è vero: sono contenta.
Ah, e se vi state chiedendo perché una ragazuola sia a casa il sabato sera (sapendo che io o lavoro o sono fuori), sappiate che me lo sto chiedendo anch’io. Domattina sveglia presto, lavoro ai seggi elettorali. Così, giusto perché sentivo la mancanza di quel terzo lavoro per complicarmi un po’ la vita. Ma soprattutto, io mi chiedo, cosa m’è saltato in testa di andare a fare la scrutatrice in un seggio in cui in 22 ore totali dovranno passare circa 400 elettori (409 per il Senato, 431 per la Camera, contati oggi)? Dio, che noia teribbbile sarà. Dubito che ripeterò la cosa, ancor prima di cominciare. Yawn.
Tag: Camera, Elezioni, Fauna, Fobie, Lavoro, Nutrie, Scrutatrice, Seggi elettorali, Senato, Valli di Comacchio
14 Aprile, 2008 alle 11:52
Commento stucchevole (sarà la primavera, non sono mai in vena in primavera, T. S. Eliot scrisse “aprile è il mese più crudele”), ma dopo aver letto i post di quest’ultimo periodo mi va di dire che:
talvolta la felicità, in certe sue forme (quando ad esempio non è esibita, o forzata, ma permeata di onestà), ed in certa misura, pare irradiarsi da chi la prova per raggiungere gli altri, facendo poi provare a questi altri dei sentimenti diversi: rabbia, invidia, fastidio, oppure (come nel mio caso) pare di toccare, ma sarebbe meglio dire rubare, una parte di quella felicità, appropriandosene magari per via empatica più che cosciente. Leggere allora diviene una sorta di catarsi: liberatoria e rigenerante, perciò chi scrive, che lo voglia o meno, che ne sia cosciente o meno, si assume una certa responsabilità verso chi legge, perché il nucleo della sua felicità non gli appartiene più, lo deve necessariamente, e a fin di bene, condividere. E chi legge a sua volta è pronto a farsi carico delle giornate no di chi scrive, quelle in cui la nebbia non fa calare sul mondo (almeno la nostra parte di mondo) solo un sentore magico di richiusa intimità, ma anche certi fastidiosi mal di testa che martellano in sottofondo; quelle in cui capita di scendere dalla parte sbagliata del letto (che nel mio caso poi è tragico perché dalla parte sbagliata c’è il muro) e si condivide anche il “no” non per cortesia, non per educazione, non per dovere, non per quanto si è ricevuto prima, ma ancora per necessità, ancora per via empatica, la più onesta.
Che posso dire, al massimo grazie (senza piaggeria e con molta onestà)… e anche che a me le nutrie sono simpatiche, c’è di peggio (spero che il link appaia):
http://it.youtube.com/watch?v=MoISseNa4NQ
15 Aprile, 2008 alle 08:19
Vado à rebours, partendo dalla fine.
Sì, il link appare, che bell’amarcord, me l’ero dimenticata questa pubblicità (anche perché mi pare si sia vista poco, no?)!! Mi piace, è simpatica.
Quello che dici fa parte di quello che penso essere il potere occulto dei blog, la capacità straordinaria di empatia e condivisione che rende possibile con persone che non conosci se non al di fuori di queste pagine. Sono contenta davvero se questa mia gioia degli ultimi tempi contagia, mi scalda il pensiero che qualcuno che mi legge sorrida e si senta di buonumore per osmosi.
Infine, Moriarty, grazie a te. E’ un piacere leggerti
15 Aprile, 2008 alle 11:25
monia..hai ragione sulla zona del comacchiese..splendida,quella terra di mezzo preziosa tra colli e mare…e poi,grazie a te ho scoperto cos’erano tutti quei robi pelosi marroni spalmati sull’asfalto(mio marito:gatti!io:no,ma dai,tutti di quel colore marrone…così da selvatico? lui:lepri! io:lepri?!? eh,ma va là se ci fossero tutte ste lepri sarei felice!!lui :topi! io:….oO..oddio che schifo!!)
e capisco anche la tua felicità,quando ho iniziato a lavorare ero esaltata,sarà stata la gggiovine età(22 anni)e le tante “responsabilità”che mi piovevano addosso…invece ai seggi…che noia,e che tristess,dopo…ma questo è un altro discorso,và!;-)
16 Aprile, 2008 alle 22:37
Micia, allora per aiutarti nel riconoscimento delle nutrie, ti dico anche che sono erbivore e nuotatrici. Quindi, quelle immonde beshtie le puoi trovare in tre situazioni diverse:
-che brucano l’erba come le caprette
-che nuotano in un canale
-spiaccicate sull’asfalto.
Ed è in quest’ultima versione che io le preferisco.
Sì, questa esaltazione mista a paura di sbagliare, mista a timore di non essere all’altezza… sono nel complesso una bellissima sensazione!